Introduzione: cosa si intende per collocamento mirato?
Il collocamento mirato è l’insieme di strumenti e servizi pensati per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, puntando sul “giusto” incontro tra capacità della persona e mansione/ambiente di lavoro. La Legge 68/1999[1] nasce proprio con questo obiettivo: non “parcheggiare” candidature in una lista, ma creare un percorso di valutazione, orientamento e inserimento sostenibile.
In pratica, la 68/99 regola:
- chi può iscriversi alle liste del collocamento mirato
- come funziona l’inserimento (chiamata, convenzioni, supporti)
- quali obblighi hanno le aziende (quota di riserva e prospetto informativo)
INDICE DEI CONTENUTI
Come funzionano le liste di collocamento mirato? Requisiti, documenti, iter e tempistiche
Requisiti di base
In generale, per iscriversi bisogna essere:
- in età lavorativa (di norma dai 16 anni, con obbligo scolastico assolto) e non aver raggiunto l’età pensionabile;
- disoccupato/a oppure in una condizione equiparata (ad esempio lavoro con redditi entro determinate soglie, che variano nel tempo e possono essere recepite diversamente nei sistemi regionali).
Documenti che vengono solitamente richiesti
Le richieste possono variare in base alla Regione e alle procedure applicate dal servizio territoriale di collocamento mirato. Vediamo quali sono i documenti che possono essere richiesti in genere.
- Verbale che attesta la condizione tutelata.
(invalidità civile, invalidità da lavoro INAIL, cecità, sordità, invalidità di guerra o di servizio, ecc.). - Diagnosi funzionale o documentazione equivalente, necessaria a valutare la compatibilità tra capacità della persona e mansioni lavorative.
Attenzione!
- In alcune Regioni l’iscrizione al collocamento mirato richiede che la diagnosi funzionale sia già disponibile.
- In altre Regioni è sufficiente aver presentato la richiesta di diagnosi funzionale, ad esempio tramite CAF oppure attraverso il portale INPS, secondo le modalità previste localmente.
In questi casi, l’iscrizione può avvenire in via provvisoria, in attesa della definizione completa della valutazione funzionale.
Iter tipico per un candidato
- Ottieni o aggiorna la documentazione sanitaria (verbale + relazione conclusiva/diagnosi funzionale).
- Rilascia la DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità) se richiesta nel tuo percorso con il CPI (Centro Per l’Impiego).
- Prenota un appuntamento con l’ufficio collocamento mirato del CPI/servizio provinciale.
- Colloquio di iscrizione: competenze, esperienze, vincoli, preferenze, necessità di accomodamenti.
- Inserimento in elenco/graduatoria e avvio dell’incrocio domanda–offerta.
Tempistiche
Le tempistiche dipendono molto da:
- tempi di accertamento sanitario (commissioni e pratica INPS/ASL)
- carico di lavoro del servizio territoriale
- eventuali aggiornamenti o richieste integrative.
In molte Regioni esistono anche procedure online per alcuni passaggi (es. portali del lavoro regionali).
Chi ha diritto al collocamento mirato? Differenze tra categorie protette, invalidità civile e altri status utili all’assunzione
Qui nasce gran parte della confusione.
- Persone con disabilità (art. 1 L.68/99): è la platea principale del collocamento mirato, definita in base a specifici riconoscimenti (invalidi civile, invalidi sul lavoro, persone cieche, persone sorde, invalidi di guerra/servizio, ecc.)
- Altre “categorie protette” (art. 18 L.68/99): non necessariamente legate a invalidità civile, ma a condizioni tutelate (orfani e coniugi superstiti per cause di lavoro/guerra/servizio, profughi, vittime del terrorismo/criminalità organizzata e categorie equiparate, ecc.)
Attenzione: “categorie protette” nel linguaggio comune viene spesso usato come sinonimo di “Legge 68/99”, ma tecnicamente l’art. 18 è un insieme specifico di categorie diverse da quelle dell’art. 1.
Che percentuale bisogna avere per il collocamento mirato?
Per accedere al collocamento mirato come persona con disabilità (art. 1), in molte guide regionali si trovano indicazioni del tipo:
- invalidità civile: superiore al 45% (quindi, in pratica, dal 46%);
- invalidi del lavoro (INAIL): superiore al 33%;
- incluse anche persone cieche e persone sorde (secondo le definizioni di legge).
La valutazione non è “solo un numero”: la logica del collocamento mirato si basa anche su diagnosi funzionale/scheda capacità lavorative, cioè sull’analisi di ciò che una persona può fare, in quali condizioni e con quali supporti.
Trovare lavoro tramite collocamento mirato
Il collocamento mirato può funzionare bene (davvero) se lo si vive come canale + strategia, non come “attesa”.
Se sei giovane
- Porta al colloquio al CPI un mini-portfolio: PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento, cioè l’evoluzione dell’Alternanza Scuola-Lavoro), tirocini, progetti, soft skill
- Chiedi esplicitamente quali aziende del territorio attivano tirocini, convenzioni o percorsi di inserimento.
- Cura LinkedIn e curriculum in ottica “competenze”, non “titoli”.
Se sei un professionista con già qualche anno di esperienza
- Traduci il tuo profilo in ruoli target (2–3) e in mansioni compatibili: aiuta moltissimo anche chi deve proporti alle aziende.
- Prepara una lista di adattamenti ragionevoli utili (se servono): orari, strumenti, modalità ibride, training iniziale, ecc.
- Considera anche canali paralleli: candidature dirette + agenzie + networking, mentre il CPI lavora sulle opportunità del collocamento mirato.
- Cura il tuo personal branding.
Collocamento mirato per chi già lavora e cosa succede se si diventa invalidi
Vediamo due casi frequenti!
1) Vuoi iscriverti ma hai un lavoro “piccolo” o discontinuo
In alcuni casi puoi risultare comunque “disoccupato” ai fini dei servizi, se il reddito resta sotto soglie specifiche (da verificare con CPI/Regione).
2) Diventi invalido mentre sei già assunto
Se un lavoratore diventa disabile in costanza di rapporto, l’azienda può in alcuni casi computarlo nella quota di riserva (quindi “vale” ai fini dell’obbligo), a determinate condizioni: per esempio, alcune indicazioni operative riportano almeno 60% per invalidità civile e almeno 34% per infortunio/malattia professionale.
Sul piano pratico:
- parla con HR/medico competente (se presente);
- valuta con il CPI/servizi dedicati eventuali adattamenti della mansione e un percorso di mantenimento/ricollocazione interna (il tema degli accomodamenti è centrale anche in giurisprudenza).
Per le aziende (B2B): quota di riserva e obblighi di assunzione
La regola base (art. 3 L.68/99) è la quota di riserva:
- 15–35 dipendenti: 1 persona con disabilità
- 36–50 dipendenti: 2 persone con disabilità
- oltre 50 dipendenti: 7% dei lavoratori occupati
Inoltre, per le aziende sopra una certa dimensione, esistono obblighi anche verso le categorie dell’art. 18 (spesso indicati come quota aggiuntiva, ad esempio 1% in molte sintesi regionali).
Le aziende possono usare anche leve come:
- convenzioni e percorsi graduali di inserimento;
- esonero parziale (quando ricorrono condizioni specifiche), con contributo giornaliero che può cambiare di regione in regione.
Enti e istituzioni: chi fa cosa (CPI, INPS, servizi regionali)
- Centri per l’Impiego / servizi di collocamento mirato: iscrizione, colloquio, graduatoria, incrocio domanda–offerta, supporto all’inserimento.
- INPS: coinvolto nel processo di accertamento e nella trasmissione della documentazione conclusiva verso gli organismi competenti (in base alle procedure).
- Servizi regionali / Agenzie per il lavoro pubbliche: spesso pubblicano procedure, modulistica e FAQ operative (utilissime perché “traducono” la legge in passaggi concreti).
- Agenzie di recruiting, come per esempio Grafton, che ha creato YOUfully: un team preparato sul tema della diversità e inclusione, dedicato a guidare le persone con disabilità e appartenenti alle categorie protette nel loro percorso professionale. In Grafton ci impegniamo a individuare e proporre ruoli che valorizzino appieno il potenziale delle persone, dimostrando che competenze e preparazione non hanno confini e che ogni individuo può apportare un valore unico e contribuire al successo delle aziende.
Colloquio e candidatura: consigli pratici per valorizzarti
- Punta su competenze e risultati, non sulla “condizione”. Per esempio, preparati a raccontare 3 situazioni in formato STAR:
- S – Situation (Situazione): contesto e problema/obiettivo
“Nel team X eravamo in ritardo su…” - T – Task (Compito): cosa dovevi ottenere / qual era la tua responsabilità
“Mi è stato chiesto di…” - A – Action (Azione): cosa hai fatto tu, in concreto (passi, strumenti, decisioni)
“Ho analizzato…, ho proposto…, ho implementato…” - R – Result (Risultato): esito misurabile o impatto (numeri, tempi, qualità, feedback)
“Abbiamo ridotto i tempi del 20% / aumentato… / ricevuto…”
- S – Situation (Situazione): contesto e problema/obiettivo
- Se vuoi dichiarare l’iscrizione alla 68/99, fallo con una frase semplice: “Sono iscritto/a al collocamento mirato (L.68/99) e valuto opportunità coerenti con queste mansioni…”.
- Se servono accomodamenti, presentali come soluzioni (non “problemi”): strumenti, orari, modalità di lavoro, onboarding.
- Porta chiarezza su aspettative: ruolo, ambiente, ritmi, spostamenti, vincoli.
Una domanda comune: che lavoro posso fare con il collocamento mirato?
Con il collocamento mirato non esiste un “elenco” di lavori fissi: si può fare praticamente qualsiasi mestiere, perché l’obiettivo è trovare un ruolo compatibile con le capacità del candidato, le sue competenze ed eventuali limitazioni/necessità (anche tramite adattamenti della mansione o della postazione). In pratica, cambia in base a: profilo, titolo di studio, esperienza, territorio e offerte delle aziende.
Ma come scegliere il “lavoro giusto” con il collocamento mirato?
Ecco tre filtri pratici che possono aiutare!
- Cosa so fare / cosa posso imparare facilmente, grazie alle mie abilità?
(Es. Excel, gestione mail, uso di un gestionale, customer care) - Quali mansioni sono compatibili con la mia situazione?
(Turni, carichi, postura, spostamenti, stress, tempi di recupero) - Quali accomodamenti mi aiuterebbero davvero?
(Orario, pause, strumenti, smart working, postazione ergonomica)
Il collocamento mirato non dovrebbe “spingere” un candidato verso lavori generici o dequalificanti: chi ha un profilo qualificato è giusto che punti a ruoli coerenti.[2]
Errori e fraintendimenti comuni sulla legge 68/99
- “Serve il 100% di invalidità” → no: l’accesso tipico parte da soglie come “superiore al 45%” (invalidità civile) o “superiore al 33%” (INAIL).
- Confondere 68/99 e 104 → sono piani diversi: la 68/99 riguarda inserimento lavorativo e obblighi di assunzione; mentre la 104 altre norme che riguardano permessi/tutele per chi ha un parente con una disabilità.
- Iscriversi e aspettare → il collocamento mirato rende di più se lo accompagni con candidatura attiva e profilo chiaro.
- Documentazione incompleta (soprattutto relazione conclusiva/diagnosi funzionale) → è spesso la causa n.1 di rallentamenti.
Conclusione
Come usare davvero la legge 68/99 come leva per trovare lavoro?
- Mettere in ordine i documenti (verbale + relazione conclusiva/diagnosi funzionale).
- Fissare l’appuntamento con il CPI/collocamento mirato e preparare una scheda chiara del proprio profilo (ruoli target + competenze).
- Attivare anche canali paralleli (LinkedIn, candidature dirette, networking, agenzie), coerenti con il proprio obiettivo.
- Se si lavora già o si è in transizione, chiarire con CPI/HR come tutelarsi e come gestire al meglio il passaggio.
E se sei un’azienda? Tratta la 68/99 come un progetto: analisi ruoli, convenzioni, onboarding e strumenti di inclusione che possono davvero fare la differenza.