Introduzione: perché oggi l’EVP è centrale nella talent attraction
In un contesto in cui le aziende B2B competono non solo per quote di mercato ma anche – e soprattutto – per le competenze, l’Employer (o Employee) Value Proposition è diventata un asset strategico quanto la proposta di valore commerciale.
Se prima bastavano uno stipendio competitivo, un brand riconosciuto e qualche benefit, oggi Gen Z e Millennial valutano un datore di lavoro usando criteri molto più ampi: cultura, possibilità di crescita, flessibilità, qualità della leadership, impatto del proprio lavoro.
Ecco allora che le aziende B2B:
- competono su mercati spesso di nicchia, con competenze altamente specialistiche;
- devono attrarre profili che ricevono offerte da player globali, startup e big tech;
- hanno bisogno di consolidare la propria reputazione non solo presso i clienti, ma anche come luogo di lavoro desiderabile.
L’EVP è quindi il “ponte” tra posizionamento di business e posizionamento come datore di lavoro: racconta perché un professionista dovrebbe scegliere proprio quella realtà e restarci nel tempo.
INDICE DEI CONTENUTI
EVP significato: cosa include e cosa non è
In pratica, cos’è l’Employer Value Proposition?[1][2][3]
È la proposta di valore complessiva che l’azienda offre alle proprie persone in cambio del loro contributo. Non è un claim creativo, ma un insieme coerente di elementi tangibili e intangibili.
Cosa include una EVP solida?
- Valori e cultura
Come si prendono le decisioni, come si lavora insieme, che cosa viene premiato e cosa no. Non solo parole sul sito, ma comportamenti osservabili. - Opportunità di crescita professionale e sviluppo
Percorsi di carriera, job rotation, accesso a formazione strutturata, piani di sviluppo individuali. - Benefit e retribuzione
Retribuzione fissa, variabile, welfare, fringe benefit, piani di saving, assicurazioni, mobilità, ecc. - Flessibilità e organizzazione del lavoro
Smart working, orari flessibili, politiche di work life balance, autonomia nella gestione del tempo, settimana lavorativa di 4 giorni. - Leadership e quality of management
Stile di management, capacità di ascolto, feedback, coaching, trasparenza nelle decisioni. - Inclusione e benessere
Politiche di Diversity Equity Inclusion, supporto psicologico, programmi di wellbeing, attenzione alla salute mentale e alla sicurezza psicologica. - Impatto
Senso del lavoro, connessione al purpose aziendale, responsabilità sociale, sostenibilità.
Quindi, cosa NON è una EVP?
- Non è solo welfare (palestra, buoni pasto, frutta in ufficio).
- Non è solo comunicazione o employer branding estetico.
- Non è un documento HR chiuso in un cassetto.
È un patto di scambio tra azienda e persone, che deve essere realistico, desiderabile e dimostrabile.
Perché Gen Z e Millennial “alzano l’asticella”
Le nuove generazioni non sono “capricciose”: stanno semplicemente rendendo esplicite esigenze che prima erano latenti. Hanno più informazioni, più alternative e meno paura di cambiare.
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Sintetizziamo alcune priorità tipiche di Gen Z e Millennial.[4][5]
- Sviluppo continuo
Non vogliono “un posto fisso”, vogliono un posto che li faccia crescere. Scelgono aziende che investono davvero in formazione, mentoring, (magari anche reverse mentoring), mobilità interna. - Work life balance
Non solo “equilibrio”, ma integrazione: la possibilità di incastrare lavoro, passioni e vita personale in modo fluido, grazie a flessibilità oraria e di luogo. - Inclusione e sicurezza psicologica
Ambiente non giudicante, libertà di esprimersi, zero tolleranza per discriminazioni e micro-aggressioni. - Flessibilità e autonomia
Non solo smart working: fiducia, responsabilizzazione, possibilità di scegliere modalità e strumenti per raggiungere gli obiettivi. - Trasparenza
Chiarezza su retribuzioni, percorsi di crescita, processi di valutazione. Nessun “muro di gomma” nelle decisioni che li riguardano. - Benessere
Attenzione reale al carico di lavoro, alle pause, all’overworking. Non basta il workshop sullo stress se poi la cultura premia chi risponde alle mail alle 23. - Tecnologia e modo di lavorare
Strumenti digitali adeguati, processi snelli, collaboration tool evoluti. Fare attività ripetitive con strumenti antiquati è una delle principali ragioni di frustrazione.
Queste priorità si traducono in scelte concrete.
- Rifiutare offerte con cultura percepita come “old style”.
- Cambiare azienda per assenza di crescita o di feedback.
- Accettare offerte anche con RAL leggermente più bassa se il pacchetto complessivo (flessibilità, sviluppo, impatto) è più interessante.
Come costruire un’EVP efficace: un framework operativo
Per costruire una EVP allineata alle nuove generazioni servono metodo e dati, non solo creatività. Ecco un possibile framework.
1. Ascolto e raccolta insight
- Survey interne su engagement, soddisfazione, motivazioni di permanenza/uscita.
- Interviste qualitative a campioni di collaboratori (Gen Z, Millennial, senior, high performer, neoassunti).
- Analisi dei dati interni: turnover, motivazioni di dimissioni, risultati di exit interview, performance, mobilità interna.
- Feedback dalla candidate experience: cosa dicono i candidati sui colloqui, tempi di processo, impressioni sull’azienda.
Obiettivo: capire perché le persone restano, perché se ne vanno e cosa apprezzano di più rispetto ad altre esperienze.
2. Segmentazione
Non esiste una EVP unica, valida per tutti.
È utile segmentare:
- per famiglie professionali (tecnici, commerciali, ruoli corporate, digital, operation);
- per seniority (entry level, professional, manager);
- per cluster generazionali, quando ha senso.
La EVP rimane una, ma si declina in messaggi diversi a seconda dei target.
3. Definizione dei pilastri EVP
Sulla base degli insight, si identificano 3–6 pilastri chiave, per esempio:
- Crescita e mobilità interna
- Flessibilità e autonomia
- Qualità del management
- Impatto e sostenibilità
- Benessere e inclusione
Per ogni pilastro è utile avere:
- Una frase sintetica (posizionamento interno)
- Una descrizione estesa
- I vantaggi concreti per le persone
4. Evidenze: le prove che rendono credibile la EVP
Ogni pilastro deve poggiare su elementi verificabili, per esempio:
- Policy formali (es. 2 giorni di smart working garantiti)
- Numeri (es. % di ruoli coperti con mobilità interna, ore di formazione pro capite, % di donne in ruoli di responsabilità)
- Iniziative reali (academy interne, programmi di mentoring, community interne, progetti di volontariato d’impresa);
- Casi ed esempi (storie di carriera, testimonianze, progetti di innovazione lanciati dal basso)
Senza evidenze concrete la EVP resta un esercizio di comunicazione e rischia di generare sfiducia.
5. Allineamento interno
Una EVP funziona solo se coerente con il modo in cui l’azienda lavora davvero. È fondamentale l’allineamento tra:
- HR (policy, processi, formazione)
- Employer Branding/Marketing (messaggi, canali, narrazione)
- People Manager (comportamenti quotidiani, stile di leadership)
L’EVP va discussa, contestualizzata e portata nella pratica: nei feedback, nei colloqui, nei piani di sviluppo, nelle decisioni organizzative.
Esempi di pilastri EVP “orientati alle nuove generazioni”
Per rendere la EVP concretamente attrattiva per Gen Z e Millennial, alcuni pilastri risultano particolarmente rilevanti:
- Crescita e mobilità interna
- Job posting trasparente per le posizioni interne
- Percorsi chiari di sviluppo per ruolo
- Progetti cross-funzionali per mettersi alla prova
- Formazione continua
- Piattaforme di learning on demand
- Budget formativi individuali
- Academy interne e percorsi di certificazione
- Flessibilità
- Policy di smart working strutturate, non “a discrezione del capo”
- Orari flessibili, fasce di reperibilità definite
- Possibilità di lavorare da sedi diverse o da remoto per periodi concordati
- Inclusione e impatto
- Programmi DEI con obiettivi misurabili
- Progetti di sostenibilità e responsabilità sociale aperti al contributo dei collaboratori
- Community interne (es. women in tech, young talents, diversity network)
- Autonomia e responsabilizzazione
- Obiettivi chiari e condivisi
- Spazio per proporre idee, sperimentare, sbagliare in sicurezza
- Qualità del management
- Formazione specifica per i people manager
- Valutazioni che includano anche competenze di leadership e cura delle persone
- Feedback strutturati e ricorrenti, non solo performance review annuali
- Strumenti e modo di lavorare
- Tool digitali aggiornati, processi snelli
- Documentazione chiara e accessibile
- Spazi (fisici e virtuali) pensati per la collaborazione
Misurare l’EVP: KPI e miglioramento continuo
Una EVP efficace non è mai “finita”: va monitorata e aggiornata. Quali possono essere i KPI utili?
- Attraction
- Numero e qualità delle candidature per ruolo
- Tempo medio di copertura delle posizioni (time-to-hire)
- Tasso di accettazione delle offerte
- Engagement e retention
- Engagement score dalle survey interne
- eNPS (Employee Net Promoter Score): è un indicatore che misura quanto i dipendenti/collaboratori consiglierebbero la propria azienda come luogo di lavoro
- Tasso di turnover volontario, soprattutto nei primi 12–24 mesi
- Sviluppo e crescita
- % ruoli coperti con mobilità interna
- Ore di formazione medie per persona
- Numero di partecipanti a percorsi di leadership o upskilling
- Employer brand perception
- Traffico alla career page
- Interazioni con contenuti di employer branding su LinkedIn e altri canali
- Valutazioni e recensioni su piattaforme dedicate.
Su questi KPI è utile impostare un ciclo di miglioramento continuo.
- Rilevazione periodica dei dati.
- Analisi dei gap rispetto agli obiettivi.
- Definizione e implementazione di azioni correttive (es. rafforzare un pilastro debole).
- Nuova misurazione per valutare l’impatto.
Come comunicarla: canali, asset e tono di voce
Una volta definita, l’EVP deve essere portata all’esterno e all’interno con coerenza. Ecco alcuni strumenti chiave!
- Career page
È il “cuore” della comunicazione EVP: deve raccontare pilastri, evidenze, testimonianze, percorsi di crescita, cultura. Non solo un elenco di posizioni aperte. - Annunci di lavoro
Devono riflettere l’EVP: evidenziare cosa rende unica l’azienda, cosa si offre davvero oltre alla RAL, quali sono le aspettative e lo stile di lavoro. - LinkedIn e social
Contenuti su vita aziendale, storie di carriera, progetti di innovazione, iniziative di wellbeing, pillole di cultura interna. Sempre con esempi concreti. - Testimonianze e video
Interviste a collaboratori, day-in-the-life, mini-doc su progetti chiave. È importante che siano autentici, non “spot pubblicitari” recitati. - Q&A e momenti di confronto
Sessioni live con HR e manager per rispondere alle domande dei candidati (webinar, eventi, open day).
Il tono di voce dovrebbe essere:
- chiaro e trasparente, anche nel dichiarare cosa l’azienda NON è o non offre
- concreto, basato su dati, esempi e storie reali
- coerente tra tutti i punti di contatto (annunci, colloqui, onboarding, vita interna)
Conclusione
Per chiudere, ecco una checklist rapida di domande che un’azienda dovrebbe farsi per verificare se la sua EVP è davvero in linea con le priorità di Gen Z e Millennial.
- Sono stati raccolti insight reali da persone e candidati, non solo ipotesi interne?
- Sono stati definiti 3–6 pilastri chiari e comprensibili?
- Ogni pilastro ha evidenze concrete (policy, numeri, esempi)?
- La EVP è condivisa e compresa da HR, Employer Branding e People Manager?
- Le priorità delle nuove generazioni (sviluppo, flessibilità, benessere, inclusione, impatto) sono rappresentate in modo credibile?
- Viene misurata l’efficacia della EVP con KPI definiti e ricorrenti?
- Career page, annunci e contenuti LinkedIn raccontano la stessa storia che le persone vivono davvero in azienda?
Se alcuni punti risultano non considerati, è il momento giusto per rivedere posizionamento e strategia di attraction.
Il blog Grafton è una buona base di partenza:
- per rimanere aggiornati su trend HR, talent attraction ed esigenze delle nuove generazioni
- per confrontare le proprie pratiche con best practice di mercato
- per trovare spunti e ispirazione su EVP, employer branding e candidate experience
L’obiettivo? Costruire – o rafforzare – una Employer Value Proposition davvero allineata a Gen Z e Millennial, capace non solo di attirare i professionisti, ma di farli restare e crescere insieme alla propria azienda.