Strategie di recruiting: come usare recruitment marketing e social recruiting per attrarre professionisti

Introduzione

Il mondo del recruiting sta vivendo una trasformazione profonda: le persone non cercano più solo un lavoro, ma un ambiente in cui crescere, identificarsi e contribuire. Allo stesso tempo, le aziende competono in un mercato altamente dinamico, dove attrarre professionisti qualificati è sempre più complesso.

In questo contesto, il digitale ha cambiato le regole del gioco. I social network, i contenuti online e l’employer branding sono diventati strumenti imprescindibili per differenziarsi. Non basta più pubblicare job ad e aspettare: oggi bisogna costruire una presenza online solida, ingaggiante e coerente, capace di parlare la lingua di nuove generazioni come Millennial e GenZ.

Questo articolo approfondisce social recruiting e recruitment marketing, due approcci sinergici che stanno ridefinendo il processo di selezione, offrendo alle aziende nuove opportunità per attrarre, coinvolgere e fidelizzare professionisti di valore.[1]

INDICE DEI CONTENUTI

Che cos’è il social recruiting e perché è importante?

Il social recruiting comprende tutte le attività di ricerca, selezione e ingaggio dei candidati tramite i social network.[2]

A differenza dei canali tradizionali, i social consentono alle aziende di:

  • intercettare professionisti che non stanno attivamente cercando lavoro
  • mostrare la propria cultura aziendale in modo autentico
  • costruire conversazioni dirette con i candidati
  • fare scouting tramite profili, contenuti e interazioni
  • diffondere offerte di lavoro in modo organico o tramite advertising
  • raggiungere target specifici e segmentati.

Per Millennial e GenZ, i social rappresentano un’estensione della loro identità. Sono infatti abituati a:

  • informarsi attraverso video, feed e community
  • valutare la reputazione dei brand prima di candidarsi
  • cercare aziende con valori chiari e leadership trasparente
  • preferire contenuti brevi, autentici e immediati.

La loro percezione di un’azienda nasce prima dell’annuncio di lavoro: si forma nei contenuti che vedono ogni giorno. Per questo il social recruiting è diventato un pilastro del recruiting moderno.

 

Quali sono i social migliori per fare recruiting online?

Ogni piattaforma ha un pubblico diverso e richiede linguaggi differenti. La forza di una strategia di recruiting digitale sta proprio nell’adattare i contenuti alle dinamiche di ciascun social.

1. LinkedIn: il punto di riferimento professionale

È l’ambiente ideale per:

  • pubblicare annunci di lavoro dettagliati
  • fare headhunting proattivo
  • condividere contenuti di employer branding
  • far emergere la leadership aziendale tramite post dei manager
  • valorizzare gli employee ambassador


Il linguaggio deve essere professionale, orientato al valore e alle opportunità di crescita.

2. Instagram: dove mostrare l’umanità del brand

Instagram funziona per:

  • raccontare la vita quotidiana in azienda
  • mostrare eventi, momenti informali, iniziative interne
  • creare rubriche visive e stories coinvolgenti
  • attrarre profili creativi, marketing, design, customer service


Qui vince un tono autentico, fresco e visivamente curato.

3. TikTok: la piattaforma per parlare alla Gen Z

TikTok è strategico per:

  • attirare candidati molto giovani
  • posizionare il brand come innovativo e vicino alle nuove generazioni
  • utilizzare format veloci, ironici e virali
  • valorizzare i collaboratori come protagonisti


Richiede creatività, spontaneità e capacità di adattarsi ai trend.

4. Facebook: utile per community e profili senior

Nonostante la percezione “classica”, resta utile per:

  • raggiungere professionisti senior o in settori tradizionali
  • gestire gruppi professionali e community
  • diffondere annunci in modo geolocalizzato


Il tono può essere più discorsivo e informativo.


Come si crea una strategia efficace di recruitment marketing?

Il recruitment marketing integra strumenti e tecniche tipiche del marketing nel processo di talent acquisition. La logica è semplice: prima si costruisce interesse, poi si attivano le candidature.[3]
Una strategia efficace si fonda su tre elementi: employer branding forte e riconoscibile, contenuti progettati in modo coerente, community attive e partecipative. Approfondiamo ciascun punto!

1. Employer branding forte e riconoscibile

L’employer branding risponde alla domanda: “Perché un professionista dovrebbe scegliere di lavorare da noi?”

Significa comunicare in modo chiaro:

  • mission e valori
  • cultura organizzativa
  • stile di leadership
  • percorsi di crescita
  • benefit e iniziative
  • testimonianze reali dei collaboratori
  • impegni ESG e sostenibilità


Un employer branding solido abbassa i costi di assunzione, aumenta la retention e porta candidati più allineati.

Prendiamo ad esempio la comunicazione di Grafton sui suoi canali social!

Grafton come fa employer branding valorizzando i suoi consulenti?

➡️ Su LinkedIn, pubblica video in cui i consulenti parlano dei trend dei propri ambiti di lavoro e specializzazione, come l’automotive o la diversity, equity e inclusion (a proposito, ecco un articolo dedicato al tema).

➡️ Su Instagram, approfondisce diverse parti del paper sulla GenAI (“Comprendere per competere: insight e sfide nella talent attraction delle nuove generazioni”) attraverso le esperienze e gli aneddoti dei consulenti che ogni giorno costruiscono una stretta relazione con candidati Millennial e Gen Z.

Ecco qui un focus su quanta importanza danno oggi i giovani alle proprie passioni, o su quanto l’allineamento tra valori personali e aziendali possa fare la differenza nella motivazione, nelle scelte di carriera e nel benessere quotidiano dei lavoratori.

2. Contenuti progettati in modo coerente

Una strategia performante richiede contenuti:

  • chiari, utili e coerenti
  • diversificati per ciascuna piattaforma
  • pubblicati con regolarità
  • misurabili e ottimizzati nel tempo

Esempi di contenuti efficaci:

  • una giornata tipo
  • interviste ai manager
  • foto e storie del team
  • video che presentano progetti e valori
  • mini-rubriche tematiche
  • storytelling delle persone


Prendiamo ad esempio la comunicazione di Grafton sui suoi canali social!

➡️ Su LinkedIn, crea dei contenuti in formato PDF per raccontare le professioni, soprattutto quelle legati ai lavori con l’intelligenza artificiale, i green jobs e in generale i lavori del futuro.

➡️ Su Instagram, parla delle nuove professioni attraverso video con un tono di voce molto più leggero e informale.

3. Community attive e partecipative

Il recruiting è relazione. Per questo è fondamentale:

  • rispondere ai commenti
  • alimentare conversazioni
  • coinvolgere i collaboratori come brand ambassador
  • partecipare a discussioni nei gruppi specializzati
  • valorizzare contenuti generati dagli utenti (UGC)


Costruire community significa costruire fidelizzazione.

Prendiamo ad esempio la comunicazione di Grafton sui suoi canali social!

➡️ Ecco un esempio di contenuto attraverso cui Grafton sta costruendo la sua community su Instagram: la condivisione di un career advice prezioso.

 

Come integrare social recruiting e recruitment marketing in un’unica strategia

Le aziende più efficaci uniscono i due approcci!

  • Il recruitment marketing crea l’attrattività del brand, scalda l’audience e costruisce fiducia.
  • Il social recruiting attiva i professionisti, diffonde gli annunci e intercetta i candidati più adatti.

Il risultato è una strategia fluida, in cui HR e marketing lavorano insieme su:

  • piano editoriale integrato
  • contenuti coerenti
  • campagne adv che amplificano quelli organici
  • funnel di conversione dalla brand awareness alla candidatura
  • KPI condivisi (reach, engagement, candidature qualificate)

Questa integrazione è ciò che rende un recruiting competitivo e moderno.

 

Micro-azioni per candidati più giovani: come distinguersi nel processo di selezione digitale

Le aziende evolvono, ma anche i candidati devono farlo. Ecco alcune pratiche essenziali per Millennials e Gen Z.

1. Costruire un personal brand solido

Il personal brand si costruisce tramite:

  • profilo LinkedIn completo e aggiornato
  • contenuti pertinenti pubblicati con costanza
  • networking attivo
  • partecipazione alle community professionali

2. Creare un CV digitale moderno e leggibile

È importante che il curriculum sia

  • chiaro e conciso
  • personalizzato sull’azienda a cui lo si sta inviando
  • ben organizzato
  • aggiornato e senza refusi

3. Curare un portfolio professionale

Anche chi non lavora in ambito creativo può presentare:

  • progetti universitari
  • attività extracurriculari
  • iniziative personali
  • analisi di case study
  • report o presentazioni


Il portfolio racconta l’approccio, non solo le competenze.

 

Errori da evitare nelle strategie di recruiting sui social

Anche la migliore strategia può fallire se si commettono alcuni errori comuni:

  • messaggi generici, che non distinguono il brand
  • assenza di coerenza tra i diversi canali
  • contenuti pubblicati solo quando ci sono posizioni aperte
  • promesse poco chiare o job ad troppo vaghi
  • mancanza di trasparenza su RAL, mansioni e sviluppo
  • nessuna risposta ai candidati, che mina la reputazione aziendale
  • assenza di una brand identity riconoscibile


L’obiettivo è creare un’esperienza chiara, rispettosa e coerente.

 

Conclusione: il futuro del recruiting è integrato, digitale e orientato alla relazione

Recruitment marketing e social recruiting stanno diventando leve indispensabili per un mercato del lavoro in continua evoluzione. Le aziende che sapranno raccontare la propria identità, costruire una community solida, creare contenuti autentici, usare in modo strategico i social, integrare marketing e HR, saranno le più competitive nell’attrarre i professionisti migliori.

Per approfondire questi temi e scoprire strategie, strumenti e casi studio, continua a esplorare i contenuti del blog Grafton.

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