Mobbing sul lavoro: esempi e come affrontarlo

Introduzione: mobbing sul lavoro

Ti è mai capitato di svegliarti con una sensazione di ansia al solo pensiero di andare al lavoro? Non parliamo della classica stanchezza del lunedì mattina o di un periodo di lavoro particolarmente intenso, ma di quella sensazione che nasce quando sul lavoro si susseguono atteggiamenti ostili, esclusioni o svalutazioni ripetute.

Forse i tuoi interventi in riunione vengono sistematicamente ignorati, oppure ti sono stati tolti progetti importanti senza una spiegazione logica. In alcuni casi si tratta di episodi isolati. In altri, invece, possono essere segnali di mobbing: una situazione in cui atteggiamenti ostili o svalutazioni si ripetono nel tempo rendendo l’ambiente di lavoro difficile da vivere.

Situazioni di questo tipo non sono purtroppo rare. Si stima che in Italia circa 1,5 milioni di professionisti siano vittime di mobbing[1]. Per molto tempo il fenomeno è rimasto sottostimato, anche perché riconoscere e segnalare queste situazioni non è sempre semplice.

INDICE DEI CONTENUTI

Cos’è il mobbing sul lavoro?

Si parla di mobbing quando una persona subisce nel tempo comportamenti ostili che rendono il lavoro sempre più difficile da affrontare. A livello internazionale il fenomeno non è affatto marginale: oltre una persona su cinque dichiara di aver vissuto nella propria carriera una forma di violenza o molestia sul lavoro, e la violenza psicologica è quella più diffusa[2].

Non si tratta del singolo litigio tra colleghi o di una critica, anche dura, sul lavoro svolto. Il mobbing nasce quando atteggiamenti negativi si ripetono nel tempo fino a isolare una persona, svalutarne il contributo o metterne in discussione la credibilità professionale.

Il punto è che il problema non nasce sempre da episodi eclatanti. Spesso sono proprio le “piccole” oppressioni quotidiane, apparentemente insignificanti ma costanti, a generare nel tempo il maggiore stress emotivo[3].

Tipologie di mobbing

Anche se spesso viene associato al rapporto tra responsabile e collaboratore, nella pratica il mobbing può svilupparsi in modi diversi.

  • Mobbing verticale (o Bossing): è esercitato da un superiore o dal titolare ed è la forma più diffusa. L’obiettivo è spesso quello di indurre la persona a lasciare l’azienda per “scomodità” o per tagli al personale mascherati
  • Mobbing orizzontale: viene praticato dai colleghi parigrado. Può nascere da gelosie professionali, competizione tossica o per escludere qualcuno che non si allinea alle dinamiche del gruppo
  • Mobbing ascendente: è la forma più rara, in cui sono i subordinati a coalizzarsi contro un superiore, spesso per metterne in discussione l’autorità o chiederne la rimozione

Esempi concreti di mobbing

Riconoscere i segnali è il primo passo per difendersi e solitamente ci sono alcune dinamiche ricorrenti.

  • Isolamento sistematico: non venire invitati alle riunioni di team, essere spostati in un ufficio isolato o subire il “trattamento del silenzio” dai colleghi
  • Sminuimento professionale: vedersi assegnare mansioni dequalificanti rispetto al proprio inquadramento (svuotamento di mansioni) o, al contrario, carichi di lavoro impossibili da gestire per indurre all’errore
  • Attacchi alla comunicazione: venire costantemente interrotti o non avere la possibilità di esprimere il proprio punto di vista
  • Diffamazione e calunnia: diffusione di pettegolezzi sulla vita privata o critiche ingiustificate e umilianti davanti ad altri
  • Eccesso di controllo: un monitoraggio eccessivo di ogni minuto di lavoro, spesso accompagnato da critiche senza motivo

Mobbing e normativa: quali tutele esistono

In Italia non esiste ancora una legge specifica che definisca il mobbing come reato autonomo, ma questo non significa che tu non sia tutelato.

Il Codice Civile (Art. 2087)

La legge stabilisce che l’azienda deve tutelare la salute fisica e psicologica delle persone che lavorano al suo interno. Se l’azienda non interviene per fermare un superiore o un gruppo di colleghi molesti, viola questo obbligo di protezione.

Testo Unico Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/2008)

Il datore di lavoro deve obbligatoriamente valutare i rischi psicosociali, tra cui lo stress lavoro-correlato, i conflitti e le aggressioni. Se l’ambiente lavorativo è tossico e genera malessere, l’azienda è responsabile per non aver gestito correttamente la prevenzione.

La posizione della Cassazione

Negli ultimi anni anche la giurisprudenza ha chiarito alcuni aspetti importanti sul mobbing. Per ottenere tutela non è sempre necessario dimostrare un vero e proprio “intento persecutorio”.

Può esserci diritto al risarcimento anche quando il danno psicofisico deriva da una cattiva gestione del lavoro o da un uso scorretto del potere all’interno dell’azienda[4]. Inoltre, l’azienda può essere ritenuta responsabile se non interviene per fermare comportamenti ostili tra colleghi o da parte dei superiori[5].

Come affrontare una situazione di mobbing

Se ti riconosci in queste dinamiche, la cosa più importante è non chiuderti in te stesso. Il mobbing non è un problema individuale, ma un fenomeno legato alla cultura organizzativa e alla mancanza di supporto sociale[6]. Alcune azioni concrete possono aiutarti a proteggerti e a capire come muoverti.

  1. Raccogli le prove: tieni un diario dettagliato (date, testimoni, descrizione degli episodi) e conserva email o messaggi aggressivi. Sono fondamentali per dimostrare la sistematicità dei fatti
  2. Parlane con il medico del lavoro: è una figura cruciale per intercettare i primi segnali fisici di malessere (insonnia, ansia) e può mediare con l’azienda
  3. Cerca supporto istituzionale: se lavori nella PA, rivolgiti al CUG (Comitato Unico di Garanzia). Nel privato, esistono sportelli antimobbing e sindacali pronti ad ascoltarti
  4. Non sottovalutare il supporto sociale: parlare con colleghi fidati o superiori che non sono coinvolti nella dinamica è fondamentale per ridurre l’impatto della situazione e gestirla meglio.
  5. Considera un nuovo inizio: se la cultura aziendale è profondamente deteriorata, la scelta più coraggiosa e sana è cercare nuove opportunità in contesti più rispettosi e allineati ai tuoi valori. Puoi scegliere di segnalare la situazione o prendere provvedimenti legali, ma decidere contemporaneamente di allontanarti per ricostruire il tuo benessere altrove.

Non ignorare il mobbing sul lavoro

Riconoscere il mobbing è difficile, ma è il primo passo per affrontarlo. Sapere che non sei solo e che esistono tutele concrete può darti la forza di reagire.

Fortunatamente, oggi la consapevolezza collettiva su questi temi sta crescendo: l’aumento delle segnalazioni ai punti di ascolto dimostra che le persone hanno iniziato a riconoscere il proprio malessere e, soprattutto, a non accettare più dinamiche tossiche.

Se senti che il tuo attuale contesto mette a rischio il tuo benessere, potrebbe essere il momento giusto per prendere provvedimenti e scegliere un’azienda che metta al centro il rispetto, la trasparenza e la salute delle persone.

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